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	<title>Treviso più Europa</title>
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		<title>Berlusconi, Economist, la Repubblica e il futuro dell&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 09:18:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Sbarra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Così la Repubblica sull&#8217;ultima uscita dell&#8217;Economist: L&#8217;Economist bacchetta Berlusconi: &#8220;Ha rovinato l&#8217;Italia&#8221; 06/10/2011   ”L’uomo che ha fregato un intero Paese”. E’ questo il titolo di copertina dell’Economist in edicola domani, sopra una foto a tutta pagina del premier. All’interno uno speciale di 14 pagine dedicato all’Italia di Berlusconi. Già in passato il settimanale britannico ha criticato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=trevisoeuropa.wordpress.com&amp;blog=3772323&amp;post=147&amp;subd=trevisoeuropa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Così <span style="text-decoration:underline;">la Repubblica</span> sull&#8217;ultima uscita dell&#8217;Economist:</p>
<div id="entry-6a014e6004dd04970c014e890a5d64970d">
<h3><span style="color:#ff0000;">L&#8217;Economist bacchetta Berlusconi: &#8220;Ha rovinato l&#8217;Italia&#8221; </span>06/10/2011</h3>
<h3> </h3>
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<p><span style="color:#008000;"><a href="http://www.economist.com/node/18805327" target="_blank"><span style="color:#008000;">”L’uomo che ha fregato un intero Paese”. E’ questo il titolo di copertina dell’<em>Economist</em> in edicola domani</span></a>, sopra una foto a tutta pagina del premier. All’interno uno speciale di 14 pagine dedicato all’Italia di<strong> Berlusconi</strong>.</span></p>
<p><span style="color:#008000;">Già in passato il settimanale britannico ha criticato il Cavaliere. Nel 2001 sopra la sua immagine la scritta: “Perché Silvio Berlusconi è inadatto a guidare l’Italia”. Nel 2006 un invito: “Basta. E’ il momento per l’Italia di licenziare Berlusconi”. “Mamma mia” nel 2008 dopo la vittoria elettorale. E il giudizio sul premier non è lusinghiero nemmeno questa volta. “Nonostante i suoi successi personali, Berlusconi si è rivelato un disastro come leader nazionale per tre motivi”, si legge nell’editoriale. Il primo è la “saga” del bunga bunga, il secondo sono i suoi “trucchi finanziari”, che lo hanno portato a processo per frode, truffa contabile e corruzione. “Il terzo è di gran lunga il peggiore: il totale disinteresse per la condizione economica del Paese. Forse perché distratto dai suoi problemi legali, in nove anni non è stato in grado come primo ministro di trovare un rimedio o quanto meno di ammettere lo stato di grave debolezza economica dell’Italia. Come risultato, si lascerà alle spalle un Paese in grave difficoltà”.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Ma lo stesso articolo riporta anche un elogio per la Gelmini, come ricorda <span style="text-decoration:underline;">Tuttoscuola.com</span> (non la Repubblica):</span></p>
<p><span style="color:#ff0000;"><strong>L</strong><strong>&#8216;Economist (ri)boccia Berlusconi ma promuove Gelmini e Letta (Enrico)</strong></span></p>
<p><span style="color:#800000;">Ancora una volta il settimanale <em>Economist</em> si occupa dell’Italia ‘di Berlusconi’, e come sempre non è tenero con il leader italiano, che la rivista inglese giudicò <em>unfit</em> (inadatto, inadeguato) a guidare il governo del nostro Paese già anni fa. Un’opinione che viene sostanzialmente confermata nell’ultima inchiesta dedicata all’Italia, di cui sono state rese note alcune anticipazioni.</span></p>
<p><span style="color:#800000;">Questa volta però il giudizio è più articolato, forse anche più approfondito, indaga sulla storica difficoltà di colmare i divari tra il Nord e il Sud del Paese, individua una delle cause della stagnazione economica nella “<em>giungla di piccole lobby</em>”, afferma che questi problemi non sono stati risolti dalla permanenza di Berlusconi a Palazzo Chigi, ma valuta anche che “<em>se l’Italia è un paziente con qualche strana malattia, Berlusconi ne è il sintomo, più che la causa</em>”.</span></p>
<p><span style="color:#800000;">Di conseguenza l’autore del servizio, John Prideaux (35 anni), non è ottimista sul destino dell’Italia anche dopo il congedo dalla politica di Berlusconi, ma il compito dei suoi successori potrebbe essere facilitato dal fatto che i risultati negativi dell’Italia “<em>lasciano ampi spazi di miglioramento con un impegno relativamente limitato</em>”.</span></p>
<p><span style="color:#800000;">Per il dopo Berlusconi il pragmatico inviato dell’<em>Economist</em> giudica “<em>troppo populista</em>” Nichi Vendola  (‘populista’ è lo stesso aggettivo usato per Berlusconi) e mostra interesse e apprezzamento per i riformisti, accomunando nel giudizio positivo due giovani politici pur attualmente appartenenti a schieramenti contrapposti: Mariastella Gelmini ed Enrico Letta. Tutto sommato, conclude il settimanale inglese, l’Italia potrebbe anche barcamenarsi e adattarsi a un lento declino, “<em>impoverendosi e invecchiando sempre più, ma comunque restando a galla abbastanza agevolmente</em>”.  Per cambiare e riprendere a svilupparsi l’Italia avrebbe bisogno invece di un “<em>nuovo risveglio, come quello che portò all’unificazione 150 anni fa</em>”. E di una nuova generazione di politici “<em>non populisti</em>”.</span></p>
<p>E&#8217; evidente che non sarà facile uscire dall&#8217;impasse in cui si trova l&#8217;Italia, impasse motivato da varie cause:</p>
<p>1. in primo luogo l&#8217;inadeguatezza di Berlusconi e dei suoi accoliti;</p>
<p>2. in secondo luogo l&#8217;indeguatezza del progetto dell&#8217;opposizione, che ha cavalcato ogni protesta, ben sapendo che non potrà garantire a tutti le condizioni pre-Berlusconi.</p>
<p>Ovviamente si apre una questione fondamentale, adesso che il berlusconismo pare al tramonto (per suo demerito, più che per merito dei suoi avversari): come governerà il centrosinistra, se vincerà le prossime elezioni? E come affronterà i tagli e le &#8220;riforme&#8221; di Tremonti-Gelmini, dopo averle così duramente contestate? Scuola, università, pensioni, missioni internazionali, liberalizzazioni, federalismo fiscale, precariato e precarietà, rifiuti ecc&#8230;&#8230;&#8230;</p>
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		<title>Referendum acqua: la trasparenza innanzitutto. Cioè le gare per l&#8217;affidamento del servizio.</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jun 2011 22:14:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Sbarra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Referendum acqua. La trasparenza innanzitutto, cioè liberare la gestione dai partiti e dal sottobosco politico. Non a caso la Lega voterà SI&#8217;: vuole controllare tutti i consigli di amministrazione. I Comuni devono controllare, piuttosto che gestire. Il Sì al referendum ci farà tornare indietro, invece noi dobbiamo andare avanti. Leggi qua.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=trevisoeuropa.wordpress.com&amp;blog=3772323&amp;post=145&amp;subd=trevisoeuropa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#ff0000;">Referendum acqua.</span></strong></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#0000ff;text-decoration:underline;">La trasparenza innanzitutto, cioè liberare la gestione dai partiti e dal sottobosco politico.</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#339966;"><strong><span style="text-decoration:underline;">Non a caso la Lega voterà SI&#8217;: vuole controllare tutti i consigli di amministrazione.</span></strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;">I Comuni devono controllare, piuttosto che gestire.</span></p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#0000ff;">Il Sì al referendum ci farà tornare indietro, invece noi dobbiamo andare avanti.</span></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#0000ff;"><a title="La coda di paglia della sinistra." href="http://trevisoeuropa.wordpress.com/2011/06/07/referendum-acqua-nostalgia-e-coda-di-paglia-della-sinistra/" target="_blank">Leggi qua.</a></span></strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/trevisoeuropa.wordpress.com/145/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/trevisoeuropa.wordpress.com/145/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/trevisoeuropa.wordpress.com/145/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/trevisoeuropa.wordpress.com/145/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/trevisoeuropa.wordpress.com/145/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/trevisoeuropa.wordpress.com/145/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/trevisoeuropa.wordpress.com/145/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/trevisoeuropa.wordpress.com/145/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/trevisoeuropa.wordpress.com/145/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/trevisoeuropa.wordpress.com/145/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/trevisoeuropa.wordpress.com/145/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/trevisoeuropa.wordpress.com/145/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/trevisoeuropa.wordpress.com/145/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/trevisoeuropa.wordpress.com/145/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=trevisoeuropa.wordpress.com&amp;blog=3772323&amp;post=145&amp;subd=trevisoeuropa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Referendum acqua: nostalgia e coda di paglia della sinistra.</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 19:54:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Sbarra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non esiste la privatizzazione dell’acqua; esiste invece l’obbligo della gara per l’affidamento dei servizi. Ecco perché anche la Lega voterà Sì all’abrogazione; ma perché anche Bersani, che quando era ministro ha voluto le liberalizzazioni? .Questo è un referendum contro le liberalizzazioni di tutti i servizi pubblici, non solo dell’acqua, e contro la trasparenza, che farà [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=trevisoeuropa.wordpress.com&amp;blog=3772323&amp;post=137&amp;subd=trevisoeuropa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;padding-left:30px;"><span style="color:#ff0000;">Non esiste la privatizzazione dell’acqua; esiste invece l’obbligo della gara per l’affidamento dei servizi.</span></p>
<p style="text-align:center;padding-left:30px;"><strong><span style="color:#0000ff;">Ecco perché anche la Lega voterà Sì all’abrogazione;</span></strong></p>
<p style="text-align:center;padding-left:30px;"><strong><span style="color:#339966;">ma perché anche Bersani, che quando era ministro ha voluto le liberalizzazioni?</span></strong></p>
<p style="text-align:center;padding-left:30px;">.<strong><span style="color:#ff9900;">Questo è un referendum contro le liberalizzazioni di tutti i servizi pubblici, non solo dell’acqua,</span></strong></p>
<p style="text-align:center;padding-left:30px;"><strong><span style="color:#ff9900;">e contro la trasparenza, che farà felici solo le segreterie dei partiti</span></strong></p>
<p style="padding-left:30px;">I referendum di domenica prossima hanno assunto i caratteri della politica estemporanea: infatti da un lato sono un momento della battaglia antiberlusconiana, e dall’altro vengono utilizzati per cavalcare l’ondata emotiva e demagogica.</p>
<p style="padding-left:30px;">In tutti i casi, questi referendum non vengono utilizzati secondo lo spirito della Costituzione, che li prevede come momento di democrazia diretta sostanziale e consapevole, e non come surrogato del voto pro o contro le forze politiche di governo: il voto sul governo lo si dà con le elezioni. E questo la dice lunga sui difensori della Costituzione.</p>
<p style="padding-left:30px;">Ovviamente la strumentalizzazione dei referendum ha impedito di approfondire le questioni vere (anche perché alla strumentalizzazione si è aggiunta la bomba emotiva e irrazionale di Fukushima), che sono diventate una questione ideologica: il “pubblico” è buono, il “privato” è cattivo, mentre è evidente che il buono e il cattivo ci sono da entrambe le parti (specialmente in Italia, dove la politica e il pubblico sono fortemente attraversati dalla criminalità organizzata).</p>
<p style="padding-left:30px;">E’ il caso del referendum proclamato dai suoi sostenitori come “contro la privatizzazione dell’acqua”; un referendum che ha raccolto rapidamente oltre un milione di facili firme, perché in effetti &#8211; siamo tutti d’accordo &#8211; l’acqua non deve e non può essere privatizzata. Il problema, però, è che nessuno ha privatizzato l’acqua e il referendum non solo non la fa ritornare pubblica, ma addirittura può riattivare meccanismi partitocratici perversi.</p>
<p style="padding-left:30px;">Perché sia stata intrapresa la via referendaria su un tema così scivoloso e di difficile comprensione per il cittadino medio (non-informato e dis-informato da un clima fortemente demagogico), si spiega solo ritornando ai motivi politici pre-giudiziali: è anche questo un modo per fare opposizione al governo Berlusconi, colpevole &#8211; oltre a tutto il resto &#8211; anche di voler privatizzare l’acqua.</p>
<p style="padding-left:30px;">Ma è quanto meno originale che Bersani &#8211; l’uomo delle “lenzuolate” di liberalizzazioni &#8211; oggi abbracci un referendum che non riguarda solo l’acqua, ma tutti i servizi pubblici locali, e fa un bel regalo alle aziende municipalizzate o spa pubbliche, di fatto sottratte al controllo trasparente e rimesse nelle mani dei governi cittadini e dei partiti, con il relativo sottobosco.</p>
<p style="padding-left:30px;">Ormai è assodato &#8211; e basta consultare le informazioni degli “economisti progressisti” de lavoce.info &#8211; che la normativa in vigore (e che si vorrebbe in parte abrogare):</p>
<p style="padding-left:30px;">1. non privatizza l’acqua;</p>
<p style="padding-left:30px;">2. non privatizza la gestione dell’acqua;</p>
<p style="padding-left:30px;">3. non obbliga all’aumento delle tariffe;</p>
<p style="padding-left:30px;">4. non peggiora la qualità dell’acqua. Mentre con i due referendum proposti si afferma di voler combattere proprio i tre punti sopra elencati.</p>
<p style="padding-left:30px;">Va sottolineato che la legge incriminata, non obbliga a “privatizzare” né l’acqua né la sua gestione, ma ad affidare il servizio tramite “gara pubblica; ma “pubblico” resta il garante del servizio, cioè chi decide i servizi da offrire, i piani di investimento e anche le tariffe. E se la politica è malata, lo è sia quando gestisce sia quando controlla.</p>
<p style="padding-left:30px;">Premesso che i referendari hanno individuato obiettivi impropri (ma questo è stato molto utile per la propaganda), adesso bisognerebbe informare i cittadini su due o tre questioni, che io mi limito ad elencare</p>
<p style="padding-left:30px;">1. il costo dell’acqua non va confuso con la tariffa: il costo dell’acqua è aumentato perché è stata introdotta la tariffa, che deve coprire i costi della gestione del ciclo dell’acqua; prima della tariffa, il costo pesava sulla fiscalità generale: a pagare erano sempre i cittadini, ma non se ne accorgevano. Adesso (come nel passato), il problema vero è quello di garantire le fasce sociali più deboli, le famiglie più numerose; chi dice che con i risparmi (ad esempio sulle spese militari) o con la lotta all’evasione fiscale si possono tenere basse le tariffe, fa pura demagogia, anche perché bisognerebbe fare il conto delle priorità: gli eventuali risparmi devono essere utilizzati prima per le pensioni, la sanità, l’istruzione, la lotta al precariato e alla disoccupazione, o per ridurre la bolletta dell’acqua? Forse dovremmo anche dire che l’acqua dovrebbe costare di più, per aiutarci a consumarne meno: questa è una posizione ecologista, non quella della gratuità;</p>
<p style="padding-left:30px;">2. la qualità dell’acqua: come in altri settori (esempio gli aeroporti) l’ente pubblico controlla meglio quando è soggetto regolatore (controllore), non quando è soggetto regolatore e al tempo stesso regolato (controllore e controllato), perché in quest’ultimo caso è portato a sottovalutare le questioni e a coprire i disservizi, per difendere l’interesse dell’azienda di cui è titolare;</p>
<p style="padding-left:30px;">3. l’effetto abrogativo dell’articolo che obbliga alle gare per l’affidamento dei servizi, riguarderebbe tutti i servizi pubblici: non solo i servizi idrici, ma anche i rifiuti, i trasporti ecc.; sarebbe molto più semplice affidare i servizi a società pubbliche, di fatto controllate dai partiti (in sostanza, come avviene a Treviso da anni: e forse si spiega perché la Lega è sostanzialmente favorevole al referendum sull’acqua).</p>
<p style="padding-left:30px;">Per vari aspetti, la legge in vigore deve essere migliorata, ma questo deve essere fatto dal Parlamento, perché richiede una legislazione positiva, non abrogativa. E’ evidente che il referendum non è lo strumento per governare, e male fanno i partiti seri a cavalcare l’onda demagogica, specie se quando hanno governato (come Bersani) hanno “fatto” le liberalizzazioni: e se dovessero tornare al governo, come si comporterebbero, visto che dovranno restare fedeli all’esito del referendum, che non riguarda solo l’acqua?</p>
<p style="padding-left:30px;">A meno che non si intenda poi far finta di nulla, come con i referendum elettorali o sul finanziamento dei partiti (bellamente stravolti, con il consenso di tutti) o con il Titolo V della Costituzione, in larga parte inattuato. Tipicamente italiano, no? Di destra e di sinistra.</p>
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		<title>Idee per la sinistra 3: Ilvo Diamanti</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 14:50:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Sbarra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se questa è ancora una democrazia. È forte, in Italia, la tentazione di parlare della democrazia al passato. Facendo riferimento, cioè, a un sistema istituzionale che “c’era”, ma oggi è, appunto, “passato”. Ridotto agli aspetti formali e impoverito nella sostanza. Tanto che, per definirlo, si usano altre formule. Tra le più fortunate: Postdemocrazia. Coniata (nel [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=trevisoeuropa.wordpress.com&amp;blog=3772323&amp;post=133&amp;subd=trevisoeuropa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a title="Permalink a Se questa è ancora una democrazia " href="http://www.gruppolaico.it/2010/10/28/se-questa-e-ancora-una-democrazia/"></a></h2>
<h2><span style="color:#ff0000;font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Se questa è ancora una democrazia.</span></span></h2>
<p><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">È forte, in Italia, la tentazione di parlare della democrazia al passato. Facendo riferimento, cioè, a un sistema istituzionale che “c’era”, ma oggi è, appunto, “passato”. Ridotto agli aspetti formali e impoverito nella sostanza. Tanto che, per definirlo, si usano altre formule. Tra le più fortunate: </span><em>Postdemocrazia</em><span style="font-family:Times New Roman;">. Coniata (nel 2004) da Colin Crouch, per indicare il percorso assunto dai sistemi democratici, ormai lontani dai valori e dagli obiettivi della democrazia anche se non (ancora) antidemocratici. Alfio Mastropaolo, nello stesso periodo (2005), parla di “</span><em>mucca pazza della democrazia</em><span style="font-family:Times New Roman;">“. Per significare come la democrazia abbia contaminato se stessa, riducendosi a uno scheletro di procedure. Nella stessa direzione si pone un altro termine, di largo uso: populismo. Dove il popolo è un’entità indistinta, piuttosto che una comunità partecipe di cittadini. Questa lettura, in Italia, si è affermata negli anni del berlusconismo. Riassunto dai critici (e non solo) come l’esempio estremo – e irripetibile – di post-democrazia. Per le tendenze i tratti che lo caratterizzano. </span><em><span style="text-decoration:underline;">Anzitutto: la personalizzazione e la mediatizzazione</span></em><span style="font-family:Times New Roman;">. </span><em><span style="text-decoration:underline;">I partiti ridotti a “una” persona, che comunica con i cittadini attraverso i media e, soprattutto, la televisione. Creando una democrazia im-mediata</span></em><span style="font-family:Times New Roman;">. </span><em><span style="text-decoration:underline;">Cioè: non mediata, se non attraverso i media.</span></em></span></p>
<p><span style="font-size:small;"> In secondo luogo, l’imporsi dell’Opinione Pubblica come equivalente – e sostituto – degli elettori e dei cittadini. Considerata un’entità “reale”, misurabile empiricamente. Sinonimo e riflesso del “popolo”. Definito dalla “volontà popolare”, sancita dal voto, Ma, ancor più e sempre più dai sondaggi. Questo percorso è ricostruito, in modo originale, da Bernard Manin, autorevole filosofo politico francese, direttore all’<em>Ehess</em> di Parigi e professore all’Università di New York, in un libro dedicato ai <em>Principi del governo rappresentativo</em>. Tradotto e pubblicato in Italia, in questi giorni, dal Mulino. L’ultima parte, in particolare, si concentra sull’avvento della “democrazia del pubblico”. La formula, entrata nel linguaggio comune, descrive un’epoca in cui i partiti cedono spazio alle persone, l’organizzazione alla comunicazione, mentre le identità collettive si indeboliscono, compensate dalla fiducia personale diretta. Il rapporto con la società e gli elettori avviene, sempre più, attraverso i media e il <em>marketing</em> politico. Manin parla di “<em>democrazia del pubblico</em>” perché lo spazio della rappresentanza coincide con lo scambio fra leader e “opinione pubblica”. Che avviene, prevalentemente, attraverso i media. In modo asimmetrico, perché a senso unico. È difficile non ricondurre la “democrazia del pubblico”, tracciata da Manin, alla “post-democrazia”. E, in particolare, al cosiddetto “berlusconismo”. Tuttavia, le prime – parziali – versioni del saggio risalgono a circa trent’anni fa. Quando Silvio Berlusconi era “solo” un imprenditore mediatico – potente e influente. Ciò riconduce l’Italia di Berlusconi nell’ambito di una tendenza politica e istituzionale più ampia. Che prende avvio “prima” della discesa in campo del Cavaliere. La “democrazia del pubblico”, peraltro, secondo Manin, non annuncia la crisi o, peggio, la fine del sistema democratico. Semmai, una “metamorfosi”. La personalizzazione, in particolare, non va considerata una degenerazione, ma un elemento costitutivo della democrazia rappresentativa. <em><span style="text-decoration:underline;">Perché la rappresentanza è, per sua natura, “personale”.</span></em> Fin dall’origine, al tempo del parlamentarismo (nel XVIII e XIX secolo). Ma anche nell’epoca della democrazia – e dei partiti – di massa i rappresentanti erano – sono – persone, che esercitano un grado, più o meno ampio, di autonomia personale. Nella “democrazia del pubblico”, peraltro, i partiti non scompaiono, ma si riorganizzano – appunto. Intorno ai leader. Coerentemente con la presidenzializzazione dei governi occidentali. L’idea della postdemocrazia appare, per questa ragione, nostalgica. Evoca un’età dell’oro, quella dei partiti e della partecipazione di massa che, forse, non è mai esistita. <em><span style="text-decoration:underline;">E che, comunque, si è conclusa quando i partiti di massa si sono ridotti a oligarchie lontane dalla società.</span></em> Investiti, anche per questo, da un’onda di sfiducia impetuosa e impietosa.</span></p>
<p><span style="font-size:small;"> Respingere l’idea della “democrazia del pubblico” tutta insieme, trattare come “populista” ogni forma di partecipazione e di comunicazione che non segua la strada tradizionale del partito di massa, pone, semmai, alcuni seri problemi. In particolare, delegittima e, quindi, ostacola la ricerca di <em>leadership</em> “personali” capaci e “rappresentative”. Un problema serio, oggi, soprattutto per il centrosinistra, soffocato da partiti oligarchici. Inoltre, non permette di comprendere il significato vero dell’anomalia italiana. Che non coincide con la “democrazia del pubblico”. Ma con una questione assai più antica, alle radici della democrazia liberale. L’equilibrio dei poteri e dei controlli (a cui fa riferimento, tra i primi, il barone di Montesquieu). Tra le istituzioni di governo, gli attori della rappresentanza e, soprattutto oggi, l’Opinione Pubblica – garanzia di controllo e dibattito sulle pubbliche decisioni. In Italia questo equilibrio appare violentemente “squilibrato”. È questo l’aspetto che distingue il caso italiano dalle altre “democrazie del pubblico”. Non tanto il crescente ruolo dei media e delle persone, nelle istituzioni e nei partiti, neppure il ricorso sempre più ampio al <em>marketing </em>in politica. <em><span style="text-decoration:underline;">È, invece, la concentrazione dei poteri essenziali – governo, partiti, media – in una sola persona. La democrazia del pubblico non è post-democratica. </span></em><em><span style="text-decoration:underline;">Lo è, semmai, la “democrazia del pubblico all’italiana</span></em>“.</span></p>
<p><strong><em><span style="font-size:small;">Ilvo Diamanti, la Repubblica   20 ottobre 2010</span></em></strong></p>
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		<title>Idee per la sinistra 2: Giovanni Sartori</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 14:34:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Sbarra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[UN FUTURO DI CRESCITA SENZA OCCUPAZIONE Ottimisti e ingenui Tempo fa scrivevo così: «A parità di tecnologia l&#8217;Occidente ad alto costo di lavoro è destinato a restare senza lavoro: le cosiddette società industriali avanzate diventerebbero società senza industria&#8230; In un&#8217;economia globalizzata il lavoro va ai poveri e i Paesi ricchi vanno in disoccupazione». Quanto tempo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=trevisoeuropa.wordpress.com&amp;blog=3772323&amp;post=130&amp;subd=trevisoeuropa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#ff0000;">UN FUTURO DI CRESCITA SENZA OCCUPAZIONE</span></p>
<p><span style="color:#0000ff;">Ottimisti e ingenui</span></p>
<p>Tempo fa scrivevo così: «A parità di tecnologia l&#8217;Occidente ad alto costo di lavoro è destinato a restare senza lavoro: le cosiddette società industriali avanzate diventerebbero società senza industria&#8230; In un&#8217;economia globalizzata il lavoro va ai poveri e i Paesi ricchi vanno in disoccupazione». Quanto tempo fa? Esattamente nel 1993, diciotto anni fa prolusione dell&#8217;anno accademico dell&#8217;Accademia dei Georgofili. S&#8217;intende che questo era uno schema astratto, in vitro, che non metteva in conto le vischiosità del mondo reale. Ma la previsione era, direi, centrata.</p>
<p>Sempre diciotto anni fa accennavo anche ai rimedi, ai correttivi. Così: «Il localismo è miope e inaccettabile, ma il globalismo dovrà essere riformulato realisticamente come un processo multistep da perseguire con passi commisurati alle gambe. Al globalismo vero e proprio non arriveremo probabilmente mai salvo che nei mercati finanziari ma è possibile e auspicabile puntare a più ampi mercati relativamente omogenei. Tra il policentrismo di milioni di villaggi e l&#8217;acentrismo della retorica globalistica dobbiamo cioè puntare su un mondo oligocentrico strutturato per aree di mercato a tenore di vita pareggiabile. Non dobbiamo essere localisti ma nemmeno globalisti ingenui che perseguono un programma di miseria generalizzata secondo il detto «meglio egualmente poveri che inegualmente ricchi».</p>
<p>Invece l&#8217;Economist è contento. Cito da Paolo Legrenzi Corriere, 18 dicembre 2010 che trova singolare che in Occidente prevalga il pessimismo visto che oggi la corsa dei Paesi emergenti fa sì che moltissimi abbiano ragionevoli speranze di stare meglio nel futuro. E questa dovrebbe essere una ragione in più, per l&#8217;Economist, per tornare ad essere ottimisti. Evviva. E mi auguro che i bontemponi «felicifici» del settimanale inglese diano il buon esempio riducendo il proprio stipendio di tre-quattro volte.<br />
Stupidaggini a parte, la realtà è che siamo davvero arrivati al capolinea. La nostra disoccupazione è strutturale, non congiunturale; visto che è dovuta alla «delocazione» del lavoro; e la jobless recovery, una ripresa senza occupazione, deve stupire solo economisti rimasti indietro di decenni. In un mondo globalizzato il lavoro va dove costa meno. Pena il fallimento. Il caso della Fiat è emblematico. Piaccia o non piaccia alla Cgil e in particolare alla Fiom, Marchionne ha ragione, ed è lui che tiene il coltello dalla parte del manico. Fiat sta per «Fabbrica Italiana Automobili Torino». Spero che anche Marchionne senta questo antico vincolo, e cioè che senza Torino, senza Mirafiori, la Fiat non è più Fiat.</p>
<p>Però Marchionne è un manager che va dove deve, e fa quel che fa, per salvare la sua azienda. Mentre la Fiom è un sindacato reazionario si può dire? che difende l&#8217;indifendibile, e cioè, come scrive Massimo Gaggi Corriere, 2 gennaio, «conquiste inesorabilmente erose dalla realtà». Come ha detto ragionevolmente Fassino, se io fossi un operaio della Fiat voterei la proposta Marchionne. Nel mondo il mercato delle automobili è saturo. Nei prossimi anni molti «piccoli» dovranno morire, e solo alcuni giganti sopravvivranno. Ci vuole molta malafede, oppure troppa fede ideologica, per non rendersene conto.</p>
<p><a href="http://www.corriere.it/quotidiano/archivio/giovanni_sartori.shtml">Giovanni Sartori</a><br />
08 gennaio 2011 (Corriere.it)</p>
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		<title>Idee per la sinistra 1: Mario Monti</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 14:29:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Sbarra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Meno illusioni per dare speranza L’ESEMPIO DI GELMINI E MARCHIONNE Esistono in Italia due illusionismi. Essi sono riconducibili, sia detto senza alcuna ironia, alla dottrina di Karl Marx e alla personalità di Silvio Berlusconi. Marx ha alimentato a lungo un sogno sul futuro: la classe operaia un giorno avrebbe vinto il capitalismo e avrebbe governato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=trevisoeuropa.wordpress.com&amp;blog=3772323&amp;post=127&amp;subd=trevisoeuropa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#ff0000;">Meno illusioni per dare speranza</span></p>
<p><span style="color:#0000ff;">L’ESEMPIO DI GELMINI E MARCHIONNE</span></p>
<p><strong>Esistono in Italia due illusionismi</strong>. Essi sono riconducibili, sia detto senza alcuna ironia, alla dottrina di Karl Marx e alla personalità di Silvio Berlusconi.</p>
<p><strong>Marx ha alimentato a lungo un sogno sul futuro</strong>: la classe operaia un giorno avrebbe vinto il capitalismo e avrebbe governato come classe egemone in un sistema più equo. Fallito quel sogno, in quasi tutti i Paesi le rappresentanze della classe operaia e delle nuove fasce deboli hanno modificato le loro azioni e rivendicazioni, ispirandole all&#8217; esigenza di tutelare al meglio e pragmaticamente tali interessi nel contesto di economie di mercato che devono affermarsi nella competizione internazionale. Solo così possono creare lo spazio per dosi maggiori di socialità (adeguati servizi sociali, sistema fiscale redistributivo, ecc.) che, per essere effettivamente conquistate, richiederanno appunto quelle azioni e rivendicazioni.</p>
<p><strong>In Italia, data la maggiore influenza avuta</strong> dalla cultura marxista e la quasi assenza di una cultura liberale, si è protratta più a lungo, in una parte dell&#8217; opinione pubblica e della classe dirigente, la priorità data alla rivendicazione ideale, su basi di istanze etiche, rispetto alla rivendicazione pragmatica, fondata su ciò che può essere ottenuto, anche con durezza ma in modo sostenibile, cioè nel vincolo della competitività.</p>
<p><strong>Questo arcaico stile di rivendicazione, che finisce</strong> spesso per fare il danno degli interessi tutelati, è un grosso ostacolo alle riforme. Ma può venire superato. L&#8217;abbiamo visto di recente con le due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne. Grazie alla loro determinazione, verrà un po&#8217; ridotto l&#8217;handicap dell&#8217;Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili.</p>
<p><strong>Ma in molti altri casi, basta pensare alle libere professioni</strong>, il potere delle corporazioni ha impedito che le riforme andassero in porto o addirittura venissero intraprese. E lì non si tratta di tenaci fiammelle rivendicative fuori tempo (ma che almeno vorrebbero tutelare fasce deboli della società), bensì di corposi interessi privilegiati che, pur di non lasciar toccare le loro rendite, manovrano un polo contro l&#8217;altro: veri beneficiari del bipolarismo italiano!</p>
<p><strong>Se Marx ha alimentato un sogno sul futuro,</strong> del quale in Italia sopravvivono tracce significative, Berlusconi ha fatto di più. Egli è riuscito ad alimentare, in moltissimi italiani, un sogno sul presente, per il quale la verifica sulla realtà dovrebbe essere più facile. Molti credono che oggi, in Italia, ci sia davvero un pericolo comunista (non solo quell&#8217;eredità di cui si è detto sopra, che ostacola le riforme). Molti credono che i governi Berlusconi abbiano davvero portato una rivoluzione liberale (come avevo sperato anch&#8217;io, incoraggiandolo da queste colonne ad un «Liberismo disciplinato e rigoroso», 8 maggio 1994).</p>
<p><strong>Soprattutto, di fronte al magnetismo comunicativo</strong> del premier, molti credono che l&#8217;Italia — oltre ad avere, anche per merito del governo, riportato indubbiamente meno danni di altri Paesi dalla crisi finanziaria — davvero non abbia gravi problemi strutturali irrisolti, anche per insufficienze di questo e dei precedenti governi.</p>
<p><strong>Ma, come ha detto il presidente Napolitano</strong>, «non possiamo consentirci il lusso di discorsi rassicuranti, di rappresentazioni convenzionali del nostro lieto vivere collettivo». L&#8217;illusionismo berlusconiano non fa sentire al Paese la necessità delle riforme, che comunque l&#8217;illusionismo marxiano e il cinismo delle corporazioni provvedono a rendere più difficili. Eppure, la riforma dell’università e la riforma della contrattazione indicano la strada, mostrano che è possibile percorrerla. Se si procederà così, le gravi tare dell&#8217;Italia elencate da Ernesto Galli della Loggia (Corriere, 30 dicembre) potranno essere rimosse in cinque o dieci anni, senza cedere al «disperato qualunquismo».</p>
<p><strong>Mario Monti<br />
02 gennaio 2011</strong></p>
<p><strong>(da Corriere.it)</strong></p>
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		<title>Prodi, Marchionne: l&#8217;ottusità della sinistra e l&#8217;inettitudine del governo.</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 14:55:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Sbarra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Romano Prodi è intervenuto sulle note affermazioni di Marchionne, che hanno scandalizzato tutti: i sindacati, il governo, l&#8217;opposizione. Quanti hanno letto questo articolo? ================== La Fiat, il Paese, e quelle verità scomode ma utili. Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 28 Ottobre 2010 Anche adagiati nella pacifica vita di una università americana ci [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=trevisoeuropa.wordpress.com&amp;blog=3772323&amp;post=125&amp;subd=trevisoeuropa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#0000ff;">Romano Prodi è intervenuto sulle note affermazioni di Marchionne, che hanno scandalizzato tutti: i sindacati, il governo, l&#8217;opposizione.</span></strong></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><strong>Quanti hanno letto questo articolo?</strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><strong>==================</strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#ff0000;">La Fiat, il Paese, e quelle verità scomode ma utili.</span></strong></p>
<p><span style="color:#0000ff;">Articolo di Romano Prodi su Il Messaggero del 28 Ottobre 2010</span></p>
<p>Anche adagiati nella pacifica vita di una università americana ci si può trovare di fronte a inaspettati eventi di bruciante attualità. Poche sere fa una curiosità del tutto accademica, unita ad una certa nostalgia per i passati studi sul settore dell’auto, mi hanno spinto ad ascoltare una lezione di Steven Rattner, comunemente chiamato negli Stati Uniti “car- czar”, cioè lo czar dell’automobile, in quanto il presidente Obama aveva a lui affidato il compito di provvedere al salvataggio e al rilancio dell’industria automobilistica americana.</p>
<p>Rattner, come ex allievo dell’Università di Brown, ha raccontato a un gruppo di studenti e di ricercatori il mandato ricevuto, le risorse messe a disposizione dal governo e le ragioni per cui è stata fatta la scelta di intervenire a salvare la General Motors e la Chrysler. Affrontando il caso Chrysler lo stesso “czar” ha affermato che proprio nessuno la voleva prendere in mano, che nessuno voleva metterci un soldo e che la decisione di affidarla alla Fiat era dovuta solo al fatto che Marchionne, pur essendo anche lui senza un quattrino, aveva presentato l’unico progetto credibile. Ha inoltre aggiunto che «essendo un uomo di grandissime capacità e ambizioni e di una resistenza al lavoro sostanzialmente mostruosa» costituiva l’unica possibilità rimasta per la resurrezione (anche se in dimensione ridotta) della vecchia e gloriosa impresa americana.</p>
<p>Lo czar-professore (ora contestato per una dubbia vicenda finanziaria di cui è stato protagonista) concludeva la sua analisi sottolineando come la rinascita si stava attuando secondo i piani, con l’appoggio di tutti i protagonisti, a cominciare dai sindacati.</p>
<p>Quarantott’ore dopo, forse pensando che l’Italia fosse l’America, lo stesso Marchionne faceva succedere davvero un quarantotto con le ben note dichiarazioni sul fatto che la Fiat guadagnerebbe all’estero ma perderebbe denaro in Italia. Questo ha naturalmente scatenato un dibattito sugli aiuti e sui privilegi che lo Stato italiano ha elargito alla Fiat nella sua vita ultrasecolare, sull’ingratitudine del Marchionne medesimo nei confronti del suo Paese di origine e sulle sue supposte intenzioni di abbandonare progressivamente l’Italia.</p>
<p><span style="color:#008000;">Pur essendo convinto che nella sua lunga vita la Fiat sia stata così protetta da essere stata quasi viziata, ed essendo altrettanto convinto che riportare l’industria automobilistica nei Paesi ad alto costo del lavoro sia un’impresa davvero difficile, ritengo che questo sia un obiettivo realistico del nostro Paese e che le “mostruose verità” dell’intervista di Marchionne siano più utili che dannose per raggiungere l’obiettivo. Tali verità, al di là degli aspetti provocatori, debbono essere approfondite e discusse non con uno sguardo polemico rivolto al passato ma pensando al futuro e partendo dalle risorse e dalle mancanze italiane. </span>Le risorse si fondano sulla grande capacità ingegneristica della Fiat (che ha svolto anche una funzione di leadership mondiale nell’innovazione dei piccoli motori) e sulle economie di scala rese possibili con il legame con la Chrysler. <span style="color:#008000;">Le difficoltà nascono da una struttura degli impianti italiani ereditata dal passato (non per nulla le fabbriche più efficienti in Europa sono quelle costruite recentemente nei Paesi nuovi) con rapporti di lavoro anch’essi rivolti al passato. <span style="color:#800080;">La Germania è stata capace </span></span>di liberarsi da questo peso riconquistando quote di mercato e, nello stesso tempo, potere d’acquisto per i lavoratori. <span style="color:#800080;">Quest’obiettivo è stato però raggiunto con un rapporto di stretta e quotidiana collaborazione fra imprese, governo e sindacati. Le imprese tedesche hanno compiuto un enorme sforzo di rinnovamento dei modelli e dei sistemi produttivi, mentre i sindacati hanno assicurato flessibilità e produttività in cambio di garanzie economiche e di un più elevato livello di sicurezza del posto di lavoro e di partecipazione alle decisioni aziendali.</span> Naturalmente con un vigile e continuo arbitrato del governo. A questo necessario appuntamento Marchionne dovrà arrivare con i nuovi modelli indispensabili per frenare la molto preoccupante perdita di quote di mercato della Fiat in Europa e con proposte analitiche sul destino finale e sul carico di lavoro dei diversi impianti. I sindacati con la strategia che solo un clima di costruttivo (e talvolta duro) dialogo potrà permettere la rinascita dell’industria automobilistica italiana, con l’enorme numero di posti di lavoro che ancora oggi essa si porta dietro. Non è che si possa tirare avanti a lungo senza prendere una decisione in materia perché il drammatico deficit nell’export-import automobilistico italiano ci dice che non siamo in situazione migliore di quella in cui si trovavano gli americani. A questo punto ci vorrebbe subito una proposta concreta da parte del governo. Tutti l’attendiamo con ansia e non possiamo che fare nostre le parole del ministro Bondi quando, in riferimento all’esternazione di Marchionne, ha serenamente confessato che «se l’Italia avesse ancora una classe dirigente degna di questo nome si interrogherebbe a fondo sulle sue affermazioni». Mi auguro che quest’interrogazione avvenga subito senza attendere il difficile e complesso cambiamento della nostra classe dirigente.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/trevisoeuropa.wordpress.com/125/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/trevisoeuropa.wordpress.com/125/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/trevisoeuropa.wordpress.com/125/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/trevisoeuropa.wordpress.com/125/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/trevisoeuropa.wordpress.com/125/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/trevisoeuropa.wordpress.com/125/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/trevisoeuropa.wordpress.com/125/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/trevisoeuropa.wordpress.com/125/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/trevisoeuropa.wordpress.com/125/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/trevisoeuropa.wordpress.com/125/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/trevisoeuropa.wordpress.com/125/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/trevisoeuropa.wordpress.com/125/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/trevisoeuropa.wordpress.com/125/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/trevisoeuropa.wordpress.com/125/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=trevisoeuropa.wordpress.com&amp;blog=3772323&amp;post=125&amp;subd=trevisoeuropa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Uninominale: alternanza, stabilità, responsabilità, scelta.</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 14:12:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Sbarra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[APPELLO PER L’UNINOMINALE PER ottenere finalmente anche nel nostro Paese quella stabilità e certezza delle leggi elettorali che gli standard democratici internazionali raccomandano e in qualche misura esigono, approdare a una riforma elettorale effettiva, durevole e orientata nel senso del collegio uninominale indicato in modo nettissimo dagli italiani a grande maggioranza nel referendum del 1993, poi in larga parte disatteso dal legislatore, adottare finalmente [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=trevisoeuropa.wordpress.com&amp;blog=3772323&amp;post=122&amp;subd=trevisoeuropa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="content-header"><a id="main-content" name="main-content"></a></p>
<h2><span style="color:#ff0000;">APPELLO PER L’UNINOMINALE</span></h2>
<div><strong>PER</strong></div>
</div>
<div id="content-area">
<div id="node-1">
<div>
<p>ottenere finalmente anche nel nostro Paese quella <strong>stabilità e certezza delle leggi elettorali</strong> che gli standard democratici internazionali raccomandano e in qualche misura esigono,</p>
<p>approdare a una <strong>riforma elettorale effettiva, durevole</strong> e orientata nel senso del collegio uninominale <strong>indicato</strong> in modo nettissimo <strong>dagli italiani</strong> a grande maggioranza nel referendum del 1993, poi in larga parte disatteso dal legislatore,</p>
<p><strong>adottare</strong> finalmente anche in Italia un <strong>sistema elettorale</strong> ispirato ai <strong>modelli</strong> sperimentati ormai da secoli in <strong>regimi civili</strong> – quali quelli anglosassoni – che si sono rivelati tra i più <strong>fecondi</strong> sul piano della <strong>democrazia</strong>, della <strong>sicurezza</strong> e del <strong>benessere</strong> dei propri cittadini,</p>
<p><strong>dare agli elettori</strong> la piena libertà, <strong>l’effettivo pieno potere</strong> e la piena responsabilità <strong>di scegliere il</strong> <strong>Governo</strong> e gli eletti, assicurando un rapporto personale efficace dell’eletto con chi lo elegge,</p>
<p><strong>promuovere</strong> in questo modo, al tempo stesso, <strong>l’autonomia</strong> <strong>della società civile e la laicità dello</strong> <strong>Stato</strong>, intesa come metodo indispensabile di cooperazione per il bene comune tra persone di fedi o ideologie diverse,</p>
<p><strong>ridurre il costo delle campagne elettorali</strong> <strong>e tagliare il costo</strong> – divenuto insostenibile – <strong>delle</strong> <strong>rendite</strong> che gli apparati dei partiti si assegnano quando si consente loro di assumere la funzione di tramite tra i cittadini e i parlamentari.</p>
<h2><a name="firmatari"></a>Primi firmatari dell&#8217;appello</h2>
<ul>
<li><strong>Pietro Ichino</strong>, <em>giuslavorista nell’Università di Milano, senatore PD,</em></li>
<li><em> </em><strong>Mario Baldassarri</strong>, <em>economista, senatore FLI</em></li>
<li><strong>Alfredo Biondi</strong>, <em>avvocato, già Vice Presidente della Camera</em></li>
<li><strong>Emma Bonino</strong>, <em>Vice Presidente del Senato</em></li>
<li><strong>Marco Cappato</strong>, <em>Segretario dell’Associazione Luca Coscioni</em></li>
<li><strong>Stefano Ceccanti</strong>, <em>costituzionalista nell&#8217;Università &#8220;La Sapienza&#8221; di Roma, </em><em>senatore PD</em></li>
<li><strong>Franco Debenedetti</strong>, <em>economista, opinionista</em></li>
<li><strong>Benedetto Della Vedova</strong>, <em>deputato FLI</em></li>
<li><strong>Giuseppe Di Federico</strong>, <em>processualista nell&#8217;Università di Bologna</em></li>
<li><strong>Jas Gawronski</strong>, <em>giornalista, parlamentare europeo PPE</em></li>
<li><strong>Giovanni Guzzetta</strong>, <em>Professore di Istituzioni di diritto pubblico, Università </em><em>di Tor Vergata, Roma</em></li>
<li><strong>Ignazio Marino</strong>, <em>chirurgo, senatore PD</em></li>
<li><strong>Antonio Martino</strong>, <em>economista, deputato PDL</em></li>
<li><strong>Enrico Morando</strong>, <em>senatore PD</em></li>
<li><strong>Federico Orlando</strong>, <em>politico e giornalista, condirettore di Europa</em></li>
<li><strong>Angelo Panebianco</strong>, <em>politologo nell’Università di Bologna, saggista e </em><em>opinionista</em></li>
<li><strong>Marco Pannella</strong>, <em>Partito radicale transnazionale</em></li>
<li><strong>Gianfranco Pasquino</strong>, <em>politologo nell’Università di Bologna</em></li>
<li><strong>Mario Patrono</strong>, <em>professore di diritto pubblico e di diritto comunitario, </em><em>Università La Sapienza di Roma</em></li>
<li><strong>Nicola Rossi</strong>, <em>economista nell’Università di Tor Vergata &#8211; Roma, senatore PD</em></li>
<li><strong>Michele Salvati</strong>, <em>economista nell’Università di Milano, opinionista</em></li>
<li><strong>Carlo Scognamiglio</strong>, <em>economista, già Presidente del Senato</em></li>
<li><strong>Giorgio Tonini</strong>,<em> Senatore PD</em></li>
<li><strong>Silvio Viale</strong>, medico, <em>direzione Associazione Luca Coscioni</em></li>
</ul>
<p>Per aderire: <a title="Aderisci all'appello" href="http://www.uninominale.it/" target="_blank">http://www.uninominale.it/</a></p>
</div>
</div>
</div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/trevisoeuropa.wordpress.com/122/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/trevisoeuropa.wordpress.com/122/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/trevisoeuropa.wordpress.com/122/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/trevisoeuropa.wordpress.com/122/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/trevisoeuropa.wordpress.com/122/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/trevisoeuropa.wordpress.com/122/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/trevisoeuropa.wordpress.com/122/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/trevisoeuropa.wordpress.com/122/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/trevisoeuropa.wordpress.com/122/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/trevisoeuropa.wordpress.com/122/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/trevisoeuropa.wordpress.com/122/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/trevisoeuropa.wordpress.com/122/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/trevisoeuropa.wordpress.com/122/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/trevisoeuropa.wordpress.com/122/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=trevisoeuropa.wordpress.com&amp;blog=3772323&amp;post=122&amp;subd=trevisoeuropa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Una nuova legge elettorale?</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 14:46:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Sbarra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[D’Alema, Casini, Grillo, Veltroni, Nencini… tutti insieme chiedono Un governo di transizione per fare una nuova legge elettorale&#8230; Ovvero: come prendere per i fondelli i cittadini. In realtà, è a rischio il bipolarismo. Governo di emergenza. E così: D’Alema-Bersani-Veltroni, i Verdi, i Socialisti e Grillo sono per il governo di transizione. Sì, anche Grillo, il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=trevisoeuropa.wordpress.com&amp;blog=3772323&amp;post=115&amp;subd=trevisoeuropa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#3366ff;">D’Alema, Casini, Grillo, Veltroni, Nencini… tutti insieme chiedono</span></p>
<p><strong><span style="color:#ff0000;">Un governo di transizione per fare una nuova legge elettorale&#8230;</span></strong></p>
<p>Ovvero: come prendere per i fondelli i cittadini. In realtà, è a rischio il bipolarismo.</p>
<p><strong>Governo di emergenza.</strong> E così: D’Alema-Bersani-Veltroni, i Verdi, i Socialisti e Grillo sono per il governo di transizione. Sì, anche Grillo, il Maestro del Vaffa, entra nella cerchia dei politici di professione, abili nelle tecniche di sopravvivenza di se stessi e del loro partito, più che nel delineare scenari credibili per un’Italia in crisi.</p>
<p>E con loro, Casini, Rutelli e Cacciari. Per D’Alema, in verità, questo del “governo di emergenza” è un disco rotto che ripete da vent’anni la stessa musica.</p>
<p>Tutto è stato accelerato dall’epilogo della crisi del PDL, ovvero dalla cacciata di Fini, accolto da una sinistra in crisi come un coraggioso “uomo libero”; mah… come se quel Fini non conoscesse Berlusconi e la Lega da quindici anni, e non avesse mai accettato la preminenza dell’interesse personale del Cavaliere e le sue particolari frequentazioni, oltre che la sostanza xenofoba e secessionista della Lega.</p>
<p>Ma è così: il tatticismo dominante a destra e a sinistra ha bisogno della memoria corta, di poter dimenticare rapidamente ciò che è detto e ciò che si è stati; la coerenza e la trasparenza, oggi in Italia, sono solo esempi di dabbenaggine.</p>
<p><strong>Una nuova legge elettorale.</strong> Insomma: nel timore che il Cavaliere voglia andare ad elezioni anticipate, i più chiedono un governo di transizione (denominato in vari modi) per fare varie cose, tra cui una nuova legge elettorale. Magari dimenticando che qualcuno (Casini e Fini) questa legge elettorale l’ha anche voluta e votata. E&#8217; evidente che la proposta è velleitaria, fatta solo per apparire nel gioco mediatico.</p>
<p>In  ogni caso, premesso che una nuova legge elettorale dovrebbe farla il parlamento e non il governo (a proposito di rispetto della Costituzione e degli equilibri istituzionali…) nessuno degli interlocutori dice che tipo di legge vorrebbe, ma si limita a definizioni generiche del tipo “ridare agli elettori la facoltà di scegliere gli eletti”, espressione che non sigifica nulla, potendo dare origine a leggi elettorali diverse.</p>
<p><strong>Bipolarismo a rischio.</strong> Mi pare che la situazione politica generale e le forze in campo (a destra, a sinistra e al centro) vadano nella direzione di privilegiare i rapporti politici tra i partiti, piuttosto che il ruolo degli elettori, tanto che tra le caratteristiche della nuova legge elettorale si sottolinea la necessità di scegliere gli eletti, non le maggioranze di governo: che significa, sostanzialmente, rimettere il gioco delle alleanze nelle mani dei segretari politici (con una legge elettorale sostanzialmente proporzionale, con qualche premio di maggioranza), permettendo al cittadino di esprimere la preferenza sul nome di un candidato al Parlamento (preferenza che non servirà a nulla se non sarà inserita nel gioco delle preferenze condotto ad alti livelli: insomma una foglia di fico sull’espropriazione della volontà popolare).</p>
<p><strong>Conclusione.</strong> Una legge elettorale “utile”, oggi in Italia, deve essere sostanzialmente “uninominale”, cioè deve mettere in competizione le singole persone (ciascuna con cultura, progetti, storia, esperienze ecc.), nel quadro di un progetto politico, ma senza il paracadute del partito. Meglio se questa legge sarà maggioritaria, ovvero se vincerà chi &#8211; nel collegio elettorale &#8211; avrà ottenuto più voti.</p>
<p>Se non sarà così &#8211; e temo che non sarà così &#8211; una nuova legge elettorale “partitocratica” potrebbe sancire la fine del sistema dell’alternanza e del bipolarismo, per dare un ruolo chiave (tattico-politico, non certo progettuale) a coloro che si stanno posizionando al centro (Casini, Cacciari, Rutelli, Fini ecc.): in questo modo la sinistra si rinchiuderà in un ruolo subalterno: di sostegno al centro o di protesta velleitaria.</p>
<p>Alla faccia dell’Europa, dove la sinistra &#8211; nonostante la crisi epocale che sta vivendo &#8211; esiste ancora.</p>
<p>Per questi motivi considero l’impegno sulla legge elettorale un impegno strategico per il buon governo, che non va utilizzato solo per guadagnare tempo e rinviare le elezioni.</p>
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		<title>D&#8217;Alema, come usare un&#8217;intelligenza raffinata e una superba ironia per mostrarsi noiosi e ripetitivi</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 16:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Sbarra</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il governo di emergenza di D’Alema: un’intuizione o un disco rotto? 2009 (giugno). “D’Alema (…) ha sostenuto la possibilità di una profonda crisi strutturale del governo italiano che porterebbe il Pd, in tempi brevi, a doversi giocare una partita importante per la costruzione di un esecutivo d’unità nazionale.” 2010 (luglio). Massimo D’Alema affida al Corriere [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=trevisoeuropa.wordpress.com&amp;blog=3772323&amp;post=109&amp;subd=trevisoeuropa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><strong>Il governo di emergenza di D’Alema:</strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><strong>un’intuizione o un disco rotto?</strong></span></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#ff0000;">2009 (giugno).</span> “D’Alema (…) ha sostenuto la possibilità di una profonda crisi strutturale del governo italiano che porterebbe il Pd, in tempi brevi, a doversi giocare una partita importante per la costruzione di un esecutivo d’unità nazionale.”</p>
<p><span style="color:#ff0000;">2010 (luglio).</span> Massimo D’Alema affida al Corriere della Sera la sua riflessione sul bilancio fallimentare di un esecutivo che «pone il Paese in una condizione d’emergenza». Da qui l’invito «a tutte le forze politiche» di un’assunzione di responsabilità «senza scorciatoie». (…) E, quindi, c’è bisogno di «un nuovo patto per la crescita» come negli anni ‘90 che porti ad un governo di transizione che lavori su obbiettivi precisi come «la legge elettorale e la realizzazione di un compromesso ragionevole tra nord e sud in materia di federalismo».</p>
<p>Ovviamente non si capisce di quale legge elettorale parli, visto che era uno dei sostenitori di un referendum aberrante; né di che compromesso “ragionevole” sul federalismo si faccia paladino.</p>
<p>Frittura mista, insomma. Comunque, questo è il D’Alema dei nostri giorni. Ma consultanto i quotidiani del 1990, sono casualmente incappato in una curiosa notizia che riporto con occhiello, titolo e sottotitolo.</p>
<p><span style="color:#ff0000;">1990 (15 marzo)</span> La proposta rilanciata da D’Alema &#8211; TORNA L’IDEA DEL GOVERNISSIMO &#8211; Dc, Pci, Psi insieme per cambiare l’Italia.</p>
<p>Insomma: la pervicace ripetizione, nel corso degli ultimi vent’anni, di un noioso progetto consociativo. Ad uso di chi, se non dei media?</p>
<p>Purtroppo il centrosinistra è stato travolto da questi tatticismi e dalla mancanza di visione strategica, e ha cercato sempre accordi estemporanei con la Lega o con i centristi (accordi che hanno strategicamente indebolito il centrosinistra e rafforzato gli altri, rendendo il primo subalterno e gli altri il perno: questo è accaduto a livello nazionale e a livello locale).</p>
<p>Ma se &#8211; come dice D’Alema &#8211; non si fa politica per via giudiziaria (alla Di Pietro), non la si fa nemmeno con i giochetti (alla D’Alema) o con le prediche (alla Veltroni) o con le piazzate (alla Grillo). E tralascio CGIL, Repubblica, Santoro, popolo viola e referendari vari (acqua ec.).</p>
<p>Alla fine, tornando al tema, non si capisce se la genialità di D’Alema consista: 1. nel dire sempre le stesse cose, tanto l’opinione pubblica è distratta, ed è meglio se si allontana dalla politica, che deve essere fatta da ristrette élites di professionisti; e del resto, i politici &#8211; da seri professionisti &#8211; sanno bene che in politica “ciò che si dice” raramente coincide con “ciò che si pensa”, e “ciò che si fa” è un’altra cosa ancora;</p>
<p>2. nel dire sempre le stesse cose, drammatizzandole in contesti diversi al punto da farle sembrare sempre nuove (ma confidando sempre nella stanchezza popolare);</p>
<p>3. nell’avere capito che i gornalisti sono gli amplificatori della casta politica.</p>
<p>Quello che politicamente mi pare certo, è che l’idea di un’alternativa organica e strutturale al centrodestra è estranea al pensiero del leader Massimo e forse di una parte significativa del PD (infatti la “domanda delle cento pistole” è questa: il PD sopravviverà alla fine di Berlusconi?).</p>
<p>E’ pur vero che D’Alema deve navigare a vista nel mare &#8211; agitato da deboli venti contrari (a tutto e a tutti) &#8211; del centrosinistra; ma è pur sempre stato (e resta) uno degli ammiragli di questa flotta ormai allo sbaraglio. Insomma, possiamo cominciare a pensare che il mondo può andare avanti anche senza l’intelligenze e l’ironia D’Alema.</p>
<p>E forse la sinistra (sotterrato il comunismo e pluripentiti i suoi eredi) può ripensare a svolgere un ruolo.</p>
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