Pubblicato da: Giampaolo Sbarra | giugno 25, 2011

Berlusconi, Economist, la Repubblica e il futuro dell’Italia

Così la Repubblica sull’ultima uscita dell’Economist:

L’Economist bacchetta Berlusconi: “Ha rovinato l’Italia” 06/10/2011

 

”L’uomo che ha fregato un intero Paese”. E’ questo il titolo di copertina dell’Economist in edicola domani, sopra una foto a tutta pagina del premier. All’interno uno speciale di 14 pagine dedicato all’Italia di Berlusconi.

Già in passato il settimanale britannico ha criticato il Cavaliere. Nel 2001 sopra la sua immagine la scritta: “Perché Silvio Berlusconi è inadatto a guidare l’Italia”. Nel 2006 un invito: “Basta. E’ il momento per l’Italia di licenziare Berlusconi”. “Mamma mia” nel 2008 dopo la vittoria elettorale. E il giudizio sul premier non è lusinghiero nemmeno questa volta. “Nonostante i suoi successi personali, Berlusconi si è rivelato un disastro come leader nazionale per tre motivi”, si legge nell’editoriale. Il primo è la “saga” del bunga bunga, il secondo sono i suoi “trucchi finanziari”, che lo hanno portato a processo per frode, truffa contabile e corruzione. “Il terzo è di gran lunga il peggiore: il totale disinteresse per la condizione economica del Paese. Forse perché distratto dai suoi problemi legali, in nove anni non è stato in grado come primo ministro di trovare un rimedio o quanto meno di ammettere lo stato di grave debolezza economica dell’Italia. Come risultato, si lascerà alle spalle un Paese in grave difficoltà”.

Ma lo stesso articolo riporta anche un elogio per la Gelmini, come ricorda Tuttoscuola.com (non la Repubblica):

L‘Economist (ri)boccia Berlusconi ma promuove Gelmini e Letta (Enrico)

Ancora una volta il settimanale Economist si occupa dell’Italia ‘di Berlusconi’, e come sempre non è tenero con il leader italiano, che la rivista inglese giudicò unfit (inadatto, inadeguato) a guidare il governo del nostro Paese già anni fa. Un’opinione che viene sostanzialmente confermata nell’ultima inchiesta dedicata all’Italia, di cui sono state rese note alcune anticipazioni.

Questa volta però il giudizio è più articolato, forse anche più approfondito, indaga sulla storica difficoltà di colmare i divari tra il Nord e il Sud del Paese, individua una delle cause della stagnazione economica nella “giungla di piccole lobby”, afferma che questi problemi non sono stati risolti dalla permanenza di Berlusconi a Palazzo Chigi, ma valuta anche che “se l’Italia è un paziente con qualche strana malattia, Berlusconi ne è il sintomo, più che la causa”.

Di conseguenza l’autore del servizio, John Prideaux (35 anni), non è ottimista sul destino dell’Italia anche dopo il congedo dalla politica di Berlusconi, ma il compito dei suoi successori potrebbe essere facilitato dal fatto che i risultati negativi dell’Italia “lasciano ampi spazi di miglioramento con un impegno relativamente limitato”.

Per il dopo Berlusconi il pragmatico inviato dell’Economist giudica “troppo populista” Nichi Vendola  (‘populista’ è lo stesso aggettivo usato per Berlusconi) e mostra interesse e apprezzamento per i riformisti, accomunando nel giudizio positivo due giovani politici pur attualmente appartenenti a schieramenti contrapposti: Mariastella Gelmini ed Enrico Letta. Tutto sommato, conclude il settimanale inglese, l’Italia potrebbe anche barcamenarsi e adattarsi a un lento declino, “impoverendosi e invecchiando sempre più, ma comunque restando a galla abbastanza agevolmente”.  Per cambiare e riprendere a svilupparsi l’Italia avrebbe bisogno invece di un “nuovo risveglio, come quello che portò all’unificazione 150 anni fa”. E di una nuova generazione di politici “non populisti”.

E’ evidente che non sarà facile uscire dall’impasse in cui si trova l’Italia, impasse motivato da varie cause:

1. in primo luogo l’inadeguatezza di Berlusconi e dei suoi accoliti;

2. in secondo luogo l’indeguatezza del progetto dell’opposizione, che ha cavalcato ogni protesta, ben sapendo che non potrà garantire a tutti le condizioni pre-Berlusconi.

Ovviamente si apre una questione fondamentale, adesso che il berlusconismo pare al tramonto (per suo demerito, più che per merito dei suoi avversari): come governerà il centrosinistra, se vincerà le prossime elezioni? E come affronterà i tagli e le “riforme” di Tremonti-Gelmini, dopo averle così duramente contestate? Scuola, università, pensioni, missioni internazionali, liberalizzazioni, federalismo fiscale, precariato e precarietà, rifiuti ecc………


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