Non esiste la privatizzazione dell’acqua; esiste invece l’obbligo della gara per l’affidamento dei servizi.
Ecco perché anche la Lega voterà Sì all’abrogazione;
ma perché anche Bersani, che quando era ministro ha voluto le liberalizzazioni?
.Questo è un referendum contro le liberalizzazioni di tutti i servizi pubblici, non solo dell’acqua,
e contro la trasparenza, che farà felici solo le segreterie dei partiti
I referendum di domenica prossima hanno assunto i caratteri della politica estemporanea: infatti da un lato sono un momento della battaglia antiberlusconiana, e dall’altro vengono utilizzati per cavalcare l’ondata emotiva e demagogica.
In tutti i casi, questi referendum non vengono utilizzati secondo lo spirito della Costituzione, che li prevede come momento di democrazia diretta sostanziale e consapevole, e non come surrogato del voto pro o contro le forze politiche di governo: il voto sul governo lo si dà con le elezioni. E questo la dice lunga sui difensori della Costituzione.
Ovviamente la strumentalizzazione dei referendum ha impedito di approfondire le questioni vere (anche perché alla strumentalizzazione si è aggiunta la bomba emotiva e irrazionale di Fukushima), che sono diventate una questione ideologica: il “pubblico” è buono, il “privato” è cattivo, mentre è evidente che il buono e il cattivo ci sono da entrambe le parti (specialmente in Italia, dove la politica e il pubblico sono fortemente attraversati dalla criminalità organizzata).
E’ il caso del referendum proclamato dai suoi sostenitori come “contro la privatizzazione dell’acqua”; un referendum che ha raccolto rapidamente oltre un milione di facili firme, perché in effetti – siamo tutti d’accordo – l’acqua non deve e non può essere privatizzata. Il problema, però, è che nessuno ha privatizzato l’acqua e il referendum non solo non la fa ritornare pubblica, ma addirittura può riattivare meccanismi partitocratici perversi.
Perché sia stata intrapresa la via referendaria su un tema così scivoloso e di difficile comprensione per il cittadino medio (non-informato e dis-informato da un clima fortemente demagogico), si spiega solo ritornando ai motivi politici pre-giudiziali: è anche questo un modo per fare opposizione al governo Berlusconi, colpevole – oltre a tutto il resto – anche di voler privatizzare l’acqua.
Ma è quanto meno originale che Bersani – l’uomo delle “lenzuolate” di liberalizzazioni – oggi abbracci un referendum che non riguarda solo l’acqua, ma tutti i servizi pubblici locali, e fa un bel regalo alle aziende municipalizzate o spa pubbliche, di fatto sottratte al controllo trasparente e rimesse nelle mani dei governi cittadini e dei partiti, con il relativo sottobosco.
Ormai è assodato – e basta consultare le informazioni degli “economisti progressisti” de lavoce.info – che la normativa in vigore (e che si vorrebbe in parte abrogare):
1. non privatizza l’acqua;
2. non privatizza la gestione dell’acqua;
3. non obbliga all’aumento delle tariffe;
4. non peggiora la qualità dell’acqua. Mentre con i due referendum proposti si afferma di voler combattere proprio i tre punti sopra elencati.
Va sottolineato che la legge incriminata, non obbliga a “privatizzare” né l’acqua né la sua gestione, ma ad affidare il servizio tramite “gara pubblica; ma “pubblico” resta il garante del servizio, cioè chi decide i servizi da offrire, i piani di investimento e anche le tariffe. E se la politica è malata, lo è sia quando gestisce sia quando controlla.
Premesso che i referendari hanno individuato obiettivi impropri (ma questo è stato molto utile per la propaganda), adesso bisognerebbe informare i cittadini su due o tre questioni, che io mi limito ad elencare
1. il costo dell’acqua non va confuso con la tariffa: il costo dell’acqua è aumentato perché è stata introdotta la tariffa, che deve coprire i costi della gestione del ciclo dell’acqua; prima della tariffa, il costo pesava sulla fiscalità generale: a pagare erano sempre i cittadini, ma non se ne accorgevano. Adesso (come nel passato), il problema vero è quello di garantire le fasce sociali più deboli, le famiglie più numerose; chi dice che con i risparmi (ad esempio sulle spese militari) o con la lotta all’evasione fiscale si possono tenere basse le tariffe, fa pura demagogia, anche perché bisognerebbe fare il conto delle priorità: gli eventuali risparmi devono essere utilizzati prima per le pensioni, la sanità, l’istruzione, la lotta al precariato e alla disoccupazione, o per ridurre la bolletta dell’acqua? Forse dovremmo anche dire che l’acqua dovrebbe costare di più, per aiutarci a consumarne meno: questa è una posizione ecologista, non quella della gratuità;
2. la qualità dell’acqua: come in altri settori (esempio gli aeroporti) l’ente pubblico controlla meglio quando è soggetto regolatore (controllore), non quando è soggetto regolatore e al tempo stesso regolato (controllore e controllato), perché in quest’ultimo caso è portato a sottovalutare le questioni e a coprire i disservizi, per difendere l’interesse dell’azienda di cui è titolare;
3. l’effetto abrogativo dell’articolo che obbliga alle gare per l’affidamento dei servizi, riguarderebbe tutti i servizi pubblici: non solo i servizi idrici, ma anche i rifiuti, i trasporti ecc.; sarebbe molto più semplice affidare i servizi a società pubbliche, di fatto controllate dai partiti (in sostanza, come avviene a Treviso da anni: e forse si spiega perché la Lega è sostanzialmente favorevole al referendum sull’acqua).
Per vari aspetti, la legge in vigore deve essere migliorata, ma questo deve essere fatto dal Parlamento, perché richiede una legislazione positiva, non abrogativa. E’ evidente che il referendum non è lo strumento per governare, e male fanno i partiti seri a cavalcare l’onda demagogica, specie se quando hanno governato (come Bersani) hanno “fatto” le liberalizzazioni: e se dovessero tornare al governo, come si comporterebbero, visto che dovranno restare fedeli all’esito del referendum, che non riguarda solo l’acqua?
A meno che non si intenda poi far finta di nulla, come con i referendum elettorali o sul finanziamento dei partiti (bellamente stravolti, con il consenso di tutti) o con il Titolo V della Costituzione, in larga parte inattuato. Tipicamente italiano, no? Di destra e di sinistra.
[...] Leggi qua. [...]
Da: Referendum acqua: la trasparenza innanzitutto. Cioè le gare per l’affidamento del servizio. « Treviso più Europa su giugno 8, 2011
alle 10:14 pm