No ai presidi meridionali che non hanno vinto il concorso.
Razzismo? No, solo giustizia, contro le furbate, le sanatorie e l’assistenzialismo. E per le pari opportunità regionali
Da La Repubblica
“Per comprendere la questione occorre fare un passo indietro. Nel 2004, dopo quasi un decennio, venne bandito il concorso per dirigente scolastico, gestito a livello locale. Il bando assegnava ad ogni regione un certo numero di posti disponibili e alla fine della complessa procedura gli idonei potevano superare il numero dei posti messi a concorso al massimo del 10 per cento. Ma in alcune regioni le cose andarono diversamente. “In Campania, per esempio, gli idonei furono parecchi di più di quello che prevedeva il bando”, continua la Martini. Stesso discorso in Sicilia e in altre regioni meridionali, dove si scatenò una guerra di carte bollate. E quando il governo Prodi consentì agli idonei la cosiddetta mobilità interregionale, in 6 regioni settentrionali (Lombardia, Piemonte, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna) su 118 poltrone disponibili vennero nominati ben 108 neodirigenti provenienti dal Sud.
Rischiano ora di andare ad altrettanti presidi meridionali anche i 647 posti autorizzati qualche giorno fa dal ministero dell’Economia per il 2009/2010. Perché le uniche regioni italiane in cui sono ancora presenti idonei nelle graduatorie dei concorsi per dirigente scolastico – per un totale di circa 660 candidati – sono Lazio, Marche, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna. Nelle restanti regioni le liste sono esaurite da tempo.
E a settembre quasi tutti i posti lasciati liberi da coloro che sono andati in pensione andranno a dirigenti scolastici del Sud. “Nel Veneto – spiega l’assessore Martini – ci sono circa 70 posti liberi da coprire, ma nessuna graduatoria regionale da cui attingere. Ci sono invece tanti dirigenti in lista di altre regioni d’Italia, non perché altrove siano più disponibili e bravi che da noi, ma perché noi siamo stati ligi alla normativa mentre altri – continua – hanno creato liste di disponibilità pari, talvolta, anche al doppio dei posti da occupare”. E la probabilità che le 70 poltrone libere del Veneto vengano occupate da meridionali è altissima. Eventualità che non va proprio giù ai vicentini.
“Il Consiglio provinciale ha voluto denunciare il mancato rispetto della norma da parte di alcune regioni ed evidenziare la conseguente situazione di svantaggio in cui si trova la regione Veneto rispetto ad altre realtà nazionali.”
Considerazioni:
1. Il problema non è quello del rifiuto dei docenti meridionali come Presidi, ma di quelli che “non hanno vinto” il concorso in alcune regioni meridionali, e si ritrovano con un posto in Veneto in virtù di una furbata, mentre i veneti (essendo stata rispettata la norma) il posto se lo sognano. Non si chiede altro che di avere le stesse opportunità. Perché nessuno ha protestato fino ad oggi? Evidentemente perché tutto è stato giocato dalla politica in modo bipartisan, cioè con un accordo destra-sinistra; e possiamo essere certi che il sindacato non era all’oscuro, anzi era d’accordo. In ogni caso, non mi risulta che la CGIL abbia organizzato grandi proteste per il rispetto della normativa prevista e per le pari opportunità regionali.
2. Sono anni che la gestione del personale scolastico avviene tramite sanatorie: è ora di finirla. Ma un conto è dirlo, un conto è farlo: e il sindacato e la sinistra non danno alcun affidamento (esattamente come la destra). E’ interessante, infatti, che dopo avere a lungo blaterato di “merito e qualità”, al primo richiamo della foresta sia riemerso l’assistenzialismo, con la relativa accusa di razzista a chi dice la verità (la verità sull’argomento in questione, intendo).
3. Tutto ciò, alla fine, spinge ancor di più per una regionalizzazione della scuola e del personale scolastico (per altro già prevista dalla Costituzione). Che non significa che in Calabria saranno tutti calabresi e in Veneto tutti veneti, ma che ogni regione deciderà quanti posti mettere a concorso, e se li gestirà, garantendo ovviamente il diritto dei calabresi di partecipare al concorso del veneto. Con l’obiettivo di ottimizzare gli investimenti. Che è quello che doveva succedere anche questa volta.
4. Razzismo? Poiché non si vuole capire la realtà dei fatti, si aggira il merito della questione e si pass all’accusa di razzismo. Ma se le norme fossero state rispettate in tutta Italia, non ci sarebbe stato motivo per queste polemiche, questa è la verità;
5. ed è evidente che se non ci fosse stato l’odg del consiglio provinciale di Vicenza, la questione sarebbe stata coperta dall’accordo assistenzialistico e parassitario di fatto raggiunto tra destra, sinistra e sindacato.
Soluzioni?
La regionalizzazione della scuola e del personale, è l’unica soluzione possibile, e da qualche anno prevista dalla Costituzione repubblicana. Così ogni regione bandisce i concorsi e se li gestisce e si gestisce il personale, per cui un calabrese può fare il concorso nel Veneto, ovviamente, e diventa operatore (come docente o dirigente) della scuola veneta e dipendente della regione Veneto; ed è possibile anche studiare modalità di selezione-assunzione da parte delle singole scuole o dei Comuni.
Ci sono molte possibilità, l’importante è sottrarre il personale della scuola alla gestione politico-sindacale, per trasformare l’attività dei docenti e dei dirigenti in attività professionali, non impiegatizie.
La professione docente deve liberarsi di due luoghi comuni: il docente-missionario e il docente-nullafacente.
Il docente deve essere un professionista, selezionato, valutato, responsabilizzato e ben retribuito.